Alunni della scuola media “Vito Pappalardo” in visita al Campus Archeologico Museale e al Timpone Nero

CASTELVETRANO – CAMPOBELLO – Tutti a Triscina, contrada Manicalunga, nei giorni scorsi, per vivere e raccontare impressioni, immagini, ricordi, luoghi comuni del nostro territorio.

Presenti gli alunni delle classi 1^ E e 3^ M, docenti, operatori e il direttore del CAM, avv. Giovanni Miceli.

Entusiasti i ragazzi, attenti alle  informazioni sul nostro splendido passato, emozionati mentre si passeggia sulle antiche pietre e sulla splendida collina del Timpone nero.

Nel gruppo un’alunna, affascinata e  incuriosita, dice che si “cammina sui resti dei sepolcri degli antichi selinuntini”.

I ragazzi apprendono  che i riti funebri praticati erano quelli della cremazione e della inumazione, pratica quest’ ultima più seguita e imparano che gli  scheletri erano conservati in posizione supina, tranne uno, messo rannicchiato.

Nel Timpone Nero sono stati rinvenuti reperti, corredi funerari, fra questi kantharos, aryballoi, vasi poppatoio, provenienti  da una tomba infantile, e monili, aghi, caratteristici di sepolture femminili.

Non sono presenti tombe aristocratiche con oggetti in oro e argento. Nel sito archelogico si vedono alcuni  quadrati di terra scavati, con tombe trovate in uno strato di terra argillosa, in parte nerastra e  molte scavate nella roccia. Curiose alcune tombe a cappuccina.

Oltre il museo all’aperto, sono stati oggetto di visita la sala multimediale, i laboratori didattici, dove ci si è soffermati a lungo per  ammirare  due magnifici elmi ritrovati nelle Isole Egadi e appartenuti a due soldati romani,  reperti riconducibili alla famosa battaglia delle Egadi fra Romani e Cartaginesi e che sono in fase di restauro. Infine tutti a passeggiare tra gli asfodeli, che crescono indisturbati in questa terra arida e che I Greci piantavano in prossimità delle  tombe.

Ricca la macchia mediterranea con  olivastri, lentisco, mirto, il piccolo zafferanetto, la graziosa boraginacea, Allkanna tinctoria con fiori colore indaco e ancora mimose, fichi d’ india e l’ ingannevole  pomo di Sodoma, dai  frutti  tossici, il cui nome è legato alla leggenda che vuole che fosse l’unica pianta  rimasta a Sodoma, la città peccatrice per eccellenza. E  poi un trionfo di giallo, il giallo allegro dei ranuncoli e alcuni iris con fiori color indaco .

prof.ssa Francesca Mandina, referente del progetto “Mistero, storia, armonia della  mia terra  ……e sullo sfondo la Sicilia antica”


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