PALERMO – Ha avuto inizio, ieri mattina (24 febbraio) a Palermo, il giro in alcune carceri della Sicilia da parte di una delegazione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), guidata dal segretario generale Donato Capece, dal segretario regionale Calogero Navarra e dai dirigenti locali del Sindacato. Ieri il Sappe è stato in visita nella struttura di Pagliarelli: “Come da tempo denunciato dal nostro Sindacato, il primo e più rappresentativo della Polizia Penitenziaria”, proseguono, “e come emerso dalle visite effettuate, è emerso che nelle carceri sono assai precarie le condizioni per gestire i troppi detenuti. Oramai da diverso tempo viene denunciata la precaria situazione penitenziaria della Sicilia, che si caratterizza anche per atti particolarmente violenti contro i poliziotti penitenziari e dall’assenza di provvedimenti contro chi si rende responsabile di queste inaccettabili violenze”.
Capece rimarca la complessiva particolare situazione siciliana: “oggi la regione vede coinvolte circa 25.000 persone tra carceri per adulti e minori e rispettive aree penali esterne: nelle carceri per adulti i presenti sono 7.016, in quelle per minori 93 e nell’area penale esterna ben 17.696 le persone seguite, 5.479 solo a Palermo. Significativa è anche la carenza di personale, specie del ruolo Ispettori e Sovrintendenti, che, insieme agli Agenti, dovrebbero essere complessivamente integrati per tutte le sedi per un numero complessivo di almeno 500 unità. Aggressioni, colluttazioni, ferimenti contro il personale, così come le risse ed i tentati suicidi, sono purtroppo all’ordine del giorno”, rimarca la delegazione del Sappe, che informerà i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sul “mancato auspicato miglioramento delle condizioni di lavoro del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso gli istituti penitenziari siciliani, per larga parte accomunati da gravissime criticità: una importante carenza di personale; il costante verificarsi di eventi critici, nella maggior parte dei casi aggressioni nei confronti di personale; l’introduzione di oggetti e materiali non consentiti (droga, telefonini; etc.); l’assenza di medici e la precarietà di quelli presi”.
Ma importante sarebbe anche far lavorare tutti i detenuti, evidenzia Capece: “la serenità operativa dei Baschi Azzurri è anche direttamente collegare ad un impegno concreto e quotidiano dei detenuti in attività lavorative, che abbattano l’ozio durante la detenzione stessa. Ciò permetterebbe, concretamente, quella rieducazione del condannato che è espressamente prevista nella Costituzione: e permetto anche a loro di avere uno stipendio, allo Stato di risparmiare sulle spese di mantenimento e alla nostra Comunità di essere più sicura, perché un detenuto che impara un mestiere, quando torna in libertà smette di delinquere nel 98% dei casi. E in questo contesto anche il ruolo di Polizia Penitenziaria è svolto in emergenza continua, come per altro accade in altre carceri regionali e della Nazione”.

Visita del Sappe nel carcere di Pagliarelli. Domani, all’Ucciardone
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